20/12/2019

Parla Andra Gentile, presidente di Assologistica

Una crisi di governo ad agosto, in piena estate, quando tradizionalmente “è tempo di ferie" non si era mai vista nel nostro Paese. Un fatto, diciamo, “atipico", che sottolinea come l’Italia stia attraversando una fase politico-economica del tutto particolare. Fortunatamente, dalle pastoie della crisi di governo si è usciti velocemente con un nuovo schieramento di maggioranza e con un nuovo esecutivo. I problemi del Paese però restano tutti, a partire da quelli economici, dell’occupazione, delle difficoltà dell’industria, del calo di fiducia di famiglie consumatrici e imprese, per citarne alcuni. In questo scenario complesso, dovrebbe occupare un posto di rilievo, per le sue potenzialità, la logistica, a dire il vero non valutata e seguita con particolare attenzione dal precedente governo. Ne parliamo con Andrea Gentile, presidente di Assologistica.

Il presidente Gentile è al suo secondo mandato come presidente di Assologistica


L’italia non riesce a far ripartire la sua economia. La produzione industriale resta ferma, perdendo o guadagnando mensilmente qualche decimale di punto. come vede il futuro? Non sono ottimista; la nostra situazione di difficoltà riflette anche quella europea: la Germania, che era la “locomotiva" continentale, segna il passo. Cosa che per noi, Paese legato molto all’export, specialmente a quello comunitario, rappresenta un ulteriore problema. Vediamo se il nuovo governo riesce a ottenere a livello europeo condizioni favorevoli, specialmente sulle problematiche del debito...


Quindi, un paese in difficoltà. Anche il settore logistico ne paga le conseguenze? Credo invece che nell’attuale, difficile, situazione economica e industriale, la logistica possa avere e giocare un ruolo di estremo interesse. E’ un dato: dobbiamo produrre, distribuire ed esportare in maniera competitiva e l’unico modo per farlo è quello di poter contare su una logistica efficiente, che tenga bassi i costi, velocizzi i tempi e aiuti l’industria a penetrare in nuovi mercati.


Questo è un discorso certamente corretto sul piano teorico e sarebbe pienamente accettato se invece che in Italia fossimo in Olanda o in Germania, dove la logistica è considerata da sempre un grande “valore", anche e soprattutto dall’industria... E’ vero che in Italia la logistica è stata sempre vista sia dalla politica sia dalla stessa industria in maniera molto miope. L’industria l’ha spesso considerata solo un “costo", di cui in tanti casi si è liberata grazie al “franco fabbrica". I tempi, però, cambiano, così come le esigenze. Oggi, mi pare che ci sia a livello di singola industria e della stessa Confindustria una nuova valutazione della logistica. Ci si sta rendendo sempre più̀ conto che per esportare, specialmente in mercati nuovi e lontani, serve un sistema logistico efficiente. Così come serve per tenere più̀ contenuti i prezzi sul mercato interno. Oltretutto, è la stessa realtà̀ del mercato che spinge per una logistica sempre più̀ efficiente: basti pensare agli effetti sulla distribuzione dello sviluppo dell’e-commerce. L’industria e la logistica sono spinte dagli eventi, da una realtà̀ in continuo movimento, a migliorare le loro performance, a trovare sviluppi e sinergie, a stabilire “nuove frontiere". Uno dei compiti di Assologistica è quello di sottolineare l’importanza del nostro settore, che può̀ essere una delle leve su cui far forza per rilanciare la nostra economia.


Cosa serve per raggiungere queste “nuove frontiere"? Anche la politica deve svolgere una parte importante. Per la logistica ci sono due assolute priorità: avere infrastrutture moderne e ottenere una sburocratizzazione delle procedure. Quanto accaduto a Genova con il ponte Morandi fa capire bene quale sia la nostra situazione infrastrutturale. Occorre intervenire anche a livello dei colli di bottiglia, degli ostacoli che si frappongono ai flussi di merce tra nodi fondamentali, come porti, interporti e grandi aree di produzione e consumo. I cantieri vanno aperti senza indugio. Non è serio che su alcune infrastrutture di rilevante importanza, come ad esempio la Gronda di Genova, si inneschino discussioni, polemiche, tentennamenti e tutto resta fermo. Anche sulla sburocratizzazione occorre fare presto: non è concepibile che nei nostri porti impieghiamo molto più tempo per liberare un container rispetto a quelli del nord Europa, così come non è concepibile che sono dieci anni che parliamo di sportello unico doganale, senza che venga realizzato compiutamente.


Da parte loro le aziende logistiche cosa devono fare: parliamo di “nuova frontiera", ma ciò significa fare investimenti e introdurre nuove tecnologie. sta avvenendo? Per quanto riguarda le aziende logistiche, vedo in generale un loro forte impegno per restare sul mercato, per combattere, e vedo anche investimenti. Certamente, c’è un problema che riguarda il rapporto con i committenti: ancora oggi, in verità, il prezzo delle prestazioni logistiche fa ancora la differenza, se si escludono alcuni settori di nicchia. E’ vero, come dicevo in precedenza, che l’industria sta, in generale, svolgendo in positivo la sua visione della logistica, ma ancora oggi sulla bilancia qualità-costo della performance logistica, il secondo elemento conta tanto e spesso fa, purtroppo, la differenza. E’ evidente che se al logistico per migliorare le proprie prestazioni si chiede più tecnologia, più efficienza, più investimenti in innovazione, occorre poi riconoscergli un livello più alto di tariffa e, anche, contratti più lunghi nel tempo in maniera che possa ammortizzare l’eventuale investimento. Il Paese deve avviarsi su questa strada e deve valorizzare la logistica se vuole migliorare la sua condizione economica.page42image1803066272

Il nuovo Governo può aiutare in questa direzione? In precedenza, ho fatto accenni su questo tema, parlando di due aspetti centrali, ossia le infrastrutture e la sburocratizzazione. Credo, inoltre, che ci sia un altro problema, la costante sottovalutazione del fattore tempo che caratterizza ogni tipo di gestione pubblica nel nostro paese. Gli altri corrono, noi camminiamo. Per prendere qualsivoglia decisione occorrono tempi lunghissimi e indefiniti. Nel mondo attuale non si può più fare, ammesso che fosse possibile in passato, si resta indietro inesorabilmente. Sono de-cenni, ad esempio, che ci crogioliamo sull’eccellenza della posizione geografica dell’Italia; ne parliamo, la vantiamo in continuazione. A parole. Nei fatti, non abbiamo spostato nulla per sfruttare tale posizione, anzi abbiamo fatto parecchio per peggiorarla, come ad esempio con la politica sul porto di Taranto. Auspico che il nuovo Governo abbia la forza e la capacità di invertire tale rotta. Lo potrebbe dimostrare subito, e speriamo che lo faccia, affrontando e risolvendo il tema delle zone economiche speciali, fatte arenare dal passato esecutivo.

Paolo Giordanopage42image1803066464

 

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