02/04/2025

Nuovi dazi e instabilità globale: il ruolo della 'hardship clause' nei contratti

Negli ultimi mesi gli Stati Uniti d’America hanno intensificato le tensioni commerciali con la Cina, imponendo nuovi dazi su prodotti strategici come semiconduttori, automobili e beni manifatturieri. Questo nuovo capitolo della "guerra dei dazi" è motivato da ragioni geopolitiche ed economiche, con l'obiettivo dichiarato di proteggere l'industria nazionale e ridurre la dipendenza dagli approvvigionamenti cinesi. La risposta di Pechino non si è fatta attendere, con contromisure tariffarie su beni statunitensi e restrizioni su esportazioni di materie prime critiche.

Implicazioni per le imprese internazionali
Questa escalation ha generato un clima di incertezza per le imprese internazionali, comprese quelle italiane ed europee, che devono affrontare un aumento dei costi di importazione e una maggiore instabilità nei contratti commerciali. Le tariffe elevate rischiano di compromettere la competitività delle aziende del Vecchio Continente, specialmente quelle che operano su scala globale e si affidano a catene di fornitura complesse e interconnesse. L’aumento dei costi di importazione si riflette inevitabilmente sui prezzi finali dei prodotti, mettendo sotto pressione margini di profitto e redditività.

Settori italiani maggiormente colpiti e strategie giuridiche per mitigare i rischi
Per le imprese italiane, in particolare, i settori più colpiti includono l'automotive, la moda, il lusso e la meccanica avanzata, comparti fortemente integrati nei mercati statunitense e cinese sia per l'approvvigionamento di materie prime sia per la vendita di prodotti finiti. L’Unione Europea nel suo complesso risente di queste tensioni, ma le economie più orientate all’export, come quella italiana e tedesca, risultano particolarmente vulnerabili agli effetti delle misure protezionistiche. Per mitigare i rischi derivanti da tali eventi straordinari e imprevedibili, è necessario implementare delle strategie, anche giuridiche, efficaci e volte a mitigare i rischi che tale instabilità potrebbe avere sugli equilibri dei rapporti contrattuali.

La clausola di hardship nei contratti internazionali
Tra queste vi è anche l’inserimento all’interno dei testi contrattuali della cosiddetta clausola di hardship, la quale può essere un valido meccanismo contrattuale per consentire alle parti di rinegoziare le condizioni di un contratto qualora eventi straordinari e imprevedibili ne alterino l’originario equilibrio. Questa clausola trova applicazione quando l’adempimento di una prestazione diventa eccessivamente oneroso per una delle parti, a causa di fattori esterni come l’imposizione di nuovi dazi doganali. Nel diritto internazionale, la hardship clause è riconosciuta e regolata da diversi strumenti normativi.

L’UNIDROIT Principles of International Commercial Contracts prevede, ad esempio, che in caso di eventi che determinano un sostanziale squilibrio dei rapporti originari, le parti possano rinegoziare il contratto per tendere a ripristinare lo stesso. In mancanza di accordo, il giudice o l’arbitro potranno intervenire per adeguare forzosamente le condizioni contrattuali o, in casi estremi, risolvere il contratto. Tuttavia, trattandosi di una previsione piuttosto generale ed in assenza di una regolamentazione uniforme a livello internazionale si rende necessaria la predisposizione di clausole dettagliate ed ad hoc.

Applicazione della hardship clause nel contesto italiano
In un simile contesto, taluno potrebbe ritenere superfluo l’inserimento di tali clausole all’interno di contratti regolati dalla legge italiana, stante il fatto che le parti potrebbero in ogni caso ottenere tutela dall’applicazione delle disposizioni dell’art. 1467 del Codice Civile, che disciplinano l’eccessiva onerosità sopravvenuta come causa di risoluzione del contratto. Tale norma consente infatti di domandare, giudizialmente, la risoluzione dell’accordo qualora l’adempimento sia divenuto eccessivamente oneroso a causa di eventi straordinari e imprevedibili, lasciando all’altra parte la possibilità di evitare la risoluzione del rapporto offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto.

Purtuttavia, a differenza della disciplina dell’art. 1467 c.c., che prevede la possibilità di richiedere la risoluzione del contratto in caso di eccessiva onerosità sopravvenuta, la clausola di hardship può essere redatta per concentrarsi sulla rinegoziazione delle condizioni contrattuali, permettendo dunque alle parti di proseguire nella propria relazione commerciale adeguando il contratto ai nuovi scenari e trovando una soluzione “commerciale” alle criticità che dovessero emergere. Pertanto, anche nei contratti disciplinati da leggi che già prevedono soluzioni per affrontare mutamenti imprevedibili degli equilibri contrattuali, l'inserimento di clausole di hardship può risultare vantaggioso per tutelare gli interessi delle parti. A maggior ragione, nei contratti internazionali soggetti a legislazioni straniere, l'assenza di una hardship clause specifica potrebbe generare criticità complesse da risolvere, soprattutto in ordinamenti che non prevedono automaticamente meccanismi di riequilibrio contrattuale. Per questo motivo, includere esplicitamente una hardship clause è essenziale per garantire maggiore certezza giuridica e prevenire eventuali controversie.

Vantaggi e criticità nell’adozione della clausola
Come evidenziato pertanto, l’adozione di una hardship clause nei contratti commerciali internazionali offre numerosi vantaggi, rappresentando un efficace strumento di tutela contro l’imprevedibilità del contesto economico. In primo luogo, consente di prevenire controversie legali, favorendo una soluzione negoziata piuttosto che una risoluzione unilaterale del contratto, spesso più onerosa e conflittuale. Inoltre, garantisce una maggiore flessibilità contrattuale, permettendo alle imprese di adattarsi a cambiamenti improvvisi e significativi, come variazioni normative o imposizioni tariffarie, senza compromettere la stabilità dei rapporti commerciali. Tuttavia, sebbene questa clausola possa risultare estremamente utile, la sua applicazione può presentare alcune criticità, legate soprattutto all’interpretazione delle condizioni che ne giustificano l’attivazione.

Uno dei principali aspetti problematici riguarda la definizione di “evento imprevedibile”, elemento chiave per determinare se e quando la hardship clause possa essere invocata. Le legislazioni nazionali differiscono notevolmente su questo punto: alcuni ordinamenti riconoscono la possibilità di rinegoziazione solo in circostanze eccezionali, mentre altri richiedono prove stringenti per dimostrare che l’evento in questione non era ragionevolmente prevedibile al momento della stipula del contratto.

Un'ulteriore criticità deriva dal rischio di abusi: vi è la possibilità che alcune imprese cerchino di avvalersi della hardship clause in modo opportunistico, al solo scopo di ottenere vantaggi economici non giustificati, compromettendo così il regolare svolgimento delle relazioni commerciali. Per evitare simili distorsioni, è essenziale che la clausola sia redatta in modo chiaro e dettagliato, specificando con precisione i criteri per la sua applicazione e prevedendo meccanismi di controllo adeguati.

Prestare attenzione alla definizione del contenuto
Assodato dunque che l’inserimento di una hardship clause nei contratti internazionali rappresenta un valido strumento per mitigare gli effetti negativi derivanti da eventi imprevisti, come l’imposizione di nuovi dazi, affinché la clausola sia realmente efficace, è fondamentale definirne con attenzione il contenuto. In particolare, essa dovrebbe individuare in modo esplicito le circostanze straordinarie che ne giustificano l’applicazione, stabilire le modalità con cui le parti devono procedere alla rinegoziazione e prevedere un obbligo di buona fede nelle trattative, fissando un termine entro cui deve essere raggiunto un nuovo accordo. Inoltre, è opportuno includere disposizioni che contemplino il ricorso a un tribunale o a un arbitro per l’eventuale adeguamento delle condizioni contrattuali, qualora le parti non riescano a trovare un’intesa.

L’importanza della consulenza legale nella redazione contrattuale
Data la complessità della materia e le implicazioni giuridiche, le imprese dovrebbero valutare con attenzione l’opportunità di avvalersi dell’assistenza di un legale esperto in diritto commerciale e internazionale. Un professionista qualificato può supportarle nella redazione di clausole di hardship bilanciate, assicurando la conformità alla normativa applicabile e l’aderenza alle specifiche esigenze delle parti. Inoltre, l’assistenza legale si rivela cruciale nella fase di negoziazione contrattuale, contribuendo a ridurre il rischio di contenziosi e a garantire che il contratto rimanga uno strumento efficace di regolazione dei rapporti tra le parti.

Conclusioni: un approccio strategico per affrontare le incertezze globali
In un contesto economico sempre più instabile, segnato da incertezze geopolitiche, tensioni commerciali e politiche protezionistiche, adottare un approccio strategico alla gestione dei rischi contrattuali è fondamentale per preservare la stabilità e la continuità delle operazioni aziendali. La predisposizione di clausole di hardship ben strutturate e conformi agli standard internazionali è dunque una scelta imprescindibile per le imprese che operano su scala globale, consentendo loro di affrontare con maggiore sicurezza e prevedibilità le sfide poste dall’evoluzione dello scenario economico e normativo.

 

Avv.ti VALENTINO DURANTE e ALESSANDRO MACCHION 
di CASA & ASSOCIATI

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